Il silenzio della pioggia d’estate di Dinah Jefferies

Il silenzio della pioggia d’estate di Dinah Jefferies è il romanzo perfetto per questa calda stagione: un paese lontano, un amore esotico e la voglia di sognare. Ambientato nell’India degli anni trenta, precisamente nella regione del Rajputana, Il silenzio della pioggia d’estate è ben più di una storia d’amore.

Eliza Fraser è una giovane vedova in cerca di un’ occasione per diventare una fotografa professionista e quando il momento giusto arriva lo coglie al volo. Dall’Inghilterra deve trasferirsi per un anno in India, suo compito è documentare la vita nel Principato di Juraipore. Proprio all’interno delle mura del palazzo reale conosce Jayant Singh Rathore, fratello del principe, e da quel momento tutto cambia. I due, pian piano, si conosco meglio e l’amore non può fare a meno di nascere. Ovviamente non è tutto rose e fiori, lei non è una nobile indiana e lui non è inglese, grosso problema per l’epoca. Tra intrighi di palazzo, questioni politiche e gelosie  i due tentano di superare i tabù del tempo.

Perché è da leggere Il silenzio della pioggia d’estate? Prima di tutto perché Dinah Jeffereis sa come portare in luoghi ed epoche lontane, le descrizioni del Principato e delle terre indiane sono un esplosione di colori e  odori. Inoltre il contesto storico e politico sono ben descritti, si parla del difficile rapporto tra inglesi ed autoctoni e del seme dell’indipendenza che in India stava crescendo inesorabilmente. In primo piano ci sono Eliza e Jayant, che lottano non solo per amarsi ma anche per un società più giusta (Eliza si stupisce più volte dell’estrema povertà che vede intorno a sé, ben lontana dai fasti principeschi). Sullo sfondo ci sono l’India, con  le sue differenze culturali e religiose ed il movimento anticoloniale.

 

Il terzo spazio. Oltre establishment e populismo

Lorenzo Marsili e Yanis Varoufakis lanciano una sfida, forse la più ambiziosa in circolazione: pensare che un’alternativa alle establishment ed ai populismi (nelle loro vesti peggiori) sia possibile. Marsili è un giovane scrittore ed attivista italiano, di cui tutto il Bel paese dovrebbe andare fiero, Varoufakis è l’ex ministro dell’economia greco. Insieme hanno lanciato il movimento DiEM25 per un Europa democratica.

Il terzo spazio, saggio scritto a quattro mani, chiarisce il meccanismo dell’Unione europea, macchina burocratica agli occhi dei cittadini complicata e lontana e del perché per i governi sia facile nascondersi dietro ad essa. Facile giustificarsi con ” è l’Europa che ce lo chiede” ma chi ha creato l’Unione Europea? Sono stati i nostri governi. Interessante è anche l’analisi della crisi economica, ormai paravento per ogni manovra fatta di lacrime e sangue. Marsili e Varoufakis semplicemente sostengono che la crisi è dovuta al sistema economico e finché non si modifica questo passeremo di crisi in crisi. Nel frattempo la povertà aumenta e non solo quella relativa ma anche quella assoluta, mentre la finanza e le multinazionali accumulano profitti esorbitanti. In un clima del genere da un lato ci sono i populismi in cerca di un nemico che quasi mai è quello giusto, dall’altro ci sono le establishment arroccate dietro le lori posizioni, convinte che lo status quo non debba essere modificato per il bene di tutti ed in particolare per il proprio.

C’è un’alternativa? Per Marsili e Varoufakis c’ è uno spazio di manovra. Iniziando dal basso, da noi cittadini, dai municipi e dalle città può partire un cambiamento. La realtà è che dobbiamo prenderci la responsabilità del presente e del futuro ed il movimento DiEM25 offre uno spazio di confronto propositivo.

Consiglio vivamente la lettura del saggio Il terzo spazio. Oltre establishment e populismo, io ho solo accennato qualcosa, il contenuto è ricco ed istruttivo. L’Unione europea può essere una grande opportunità ma solo se non si ha timore di cambiarla e questo dovrebbe andare oltre ogni convinzione politica.

La psichiatra di Wulf Dorn

Ognuno ha la sua ricetta magica per sopravvivere a momenti particolari di stress ed io ultimamente ne sto sperimentando uno nuovo: leggere thriller. Evidentemente i problemi (tipo rischiare la vita dieci volte in un giorno)  dei protagonisti hanno il potere di ridimensionare i miei.

Il thriller concluso pochi giorni fa è La psichiatra di Wulf Dorn , nome noto tra gli appassionati del genere. Per me invece  è una novità, La psichiatra è il primo romanzo letto dello scrittore tedesco. Tema centrale è la follia umana, la difficoltà di uscire illesi, mentalmente parlando, da un trauma importante. Il ritmo è incalzante e tiene incollato il lettore fino all’ultima pagina.

La protagonista, Ellen Roth, è una giovane psichiatra che dopo aver perso  le tracce di una sua paziente inizia il suo personale viaggio all’inferno. L’Uomo Nero non vuole solo la donna che è stata in cura presso l’ospedale psichiatrico ma anche la dottoressa, è un gioco dove in palio c’è la vita di entrambe. Ellen riuscirà a capire chi è l’Uomo Nero e a salvare la donna senza nome? L’Uomo Nero esiste davvero?

Non voglio scrivere altro riguardo la trama, lascio a voi il piacere di saperne di più. Quello che posso aggiungere è che La Psichiatra è un cammino nella mente umana alla scoperta di quei muri che costruiamo per proteggerci dal dolore. Per gli amanti del brivido un romanzo da non perdere.

 

 

Il cardellino di Donna Tartt

Donna Tartt con Il cardellino ha vinto il Pulitzer per la narrativa nel 2014 ed io ho, come tradizione, l’ho letto con molto ritardo. Premessa doverosa:  Il cardellino del titolo è un olio su tela del pittore Carel Fabritius, allievo di Rembrandt, esposto al Mauritshuis nella città dell’Aia.

Ho un po’ di timore ad esprimere il mio parere su un lavoro della Tartt, è una grande scrittrice e se la reincarnazione fa parte di questo mondo io voglio rinascere Donna Tartt. Il cardellino ha due protagonisti, Theo ed il quadro che dà il nome al romanzo. Per un beffardo scherzo del destino Theo e la madre si trovano nel posto sbagliato al momento sbagliato ed il mondo che lui conosce salta in aria metaforicamente e letteralmente. Da quel momento in poi per Theo, ragazzino di tredici anni, inizia un viaggio verso l’età adulta. Il percorso non è sempre bello e divertente, può riservare grandi sofferenze, solitudine ed alienazione. Il dolce ed ingenuo Theo diventa un adolescente problematico, consumatore di alcool e droghe, stringe un ‘amicizia straordinaria con il compagno di merende Boris e scopre le pene di un amore non corrisposto. Nonostante la vita di Theo sembri una scommessa persa, con lui c’è sempre  Il cardellino o almeno così crede. La famosa opera d’arte è finita nelle sue mani al momento dell’attento terroristico in cui ha perso la madre ed è l’unica ancora al ricordo degli anni precedenti quel drammatico evento. La Tartt non mostra una rivincita ad un passato difficile, ma gli abissi che si possono toccare. Theo, anche nella vita adulta, veste una maschera di normalità solo grazie a droghe e farmaci. Il cardellino non lo salva da se stesso e dall’insensatezza della vita. Le domande che si pone Theo sono quelle che forse ci siamo posti tutti e non trovare le risposte può gettare nel vuoto più assoluto. In questo romanzo non c’è un lieto fine, ma solo l’accettare il proprio io, anche quando questo non è positivo ma porta all’autodistruzione. Non ci ricordano sempre di essere noi stessi?

Romanzo di formazione che incontra il giallo, Il cardellino è da leggere e rileggere per le emozioni e le riflessioni a cui porta. Un solo episodio può cambiare la rotta della tua vita per sempre, grande o piccolo che sia. Tenere saldo il volante non è da tutti e perdersi può diventare la più dolce delle droghe.