Witness di Katy Perry

Katy Perry, come scritto già in passato, è la pop star che più mi fa simpatia ed ero davvero curiosa di ascoltare la sua ultima fatica. Witness, disponibile da ieri ovunque,  vuole essere l’album della maturità ed in parte ci riesce. I giudizi letti sono discordanti: da una parte c’è chi rivuole indietro parrucche colorate e costumi caramellosi, dall’altro lato c’è chi si aspettava testi più politici, come se l’aver appoggiato Hillary Clinton la rendesse in automatico un Bob Dylan dei nostri giorni. Nel mezzo c’è chi reputa Witness un buon album pop, dove Katy Perry sperimenta suoni nuovi, ma non aspettatevi David Bowie.

Sono solo canzonette? Sì e credo che in questo non ci sia nulla di riprovevole. Certamente la Perry è cresciuta, i suoi interessi si sono allargati (vedi politica e diritti umani) ed è giusto che utilizzi la sua posizione privilegiata per portare l’attenzione su determinati temi, ma da qui ad aspettarsi un album alla Joan Baez ce ne passa.

Da semplice fruitrice di musica e non nelle vesti di critico, trovo Witness un album pop piacevole, tracce come Bigger Than Me (scritta per la Clinton), Miss You More, Pendulum, Save A Draft danno un’immagine più adulta di Katy Perry. Se sarà un flop oppure no poco importa, è da apprezzare il tentativo di evolversi. E se la svolta “impegnata” fosse solo l’ennesimo travestimento? Difficile dare una risposta, tutto può essere, nel frattempo prendiamo le cuffie e mettiamo in stand-by il cervello.

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