reading, cooking, living

Fashion Revolution

Fashion Revolution

Sono passati quattro anni dal crollo del Rana Plaza a Savar in Bangladesh. Il 24 aprile 2013 morirono oltre mille persone ed il numero aumenta tragicamente se aggiungiamo i feriti. Il Rana Plaza era un edificio di otto piani in cui si trovavano banche, negozi e fabbriche d’abbigliamento. Come avrete sicuramente letto all’epoca, giorni prima si erano notate delle crepe sui muri ma per non subire ritardi sulle consegne gli operai non furono mandati a casa e quello che successe è storia.

Oltre la vergognosa vicenda del Rana Plaza, ogni giorno in qualche parte del mondo una donna, un uomo od un bambino stanno cucendo quello che indossiamo. Le condizioni lavorative sono pessime ed i salari bassi anche per lo stile di vita di quelle nazioni, non a caso si parla di schiavitù del nuovo millennio. Gli imprenditori e le multinazionali si sono sempre difese asserendo che fa parte del mercato cercare manodopera dove costa meno e che in fin dei conti grazie a loro questi paesi stanno uscendo da una estrema povertà. Io non ne sono così convinta, la realtà è che i mega profitti contano più di una donna piegata su una macchina da cucire per diciotto ore al giorno o peggio ancora di un bambino. I diritti umani hanno meno appeal di un bel paio di jeans su una modella.

C’è un’altra grande variabile da considerare nel mercato della moda, noi consumatori. Ammetto che spesso acquistare certi capi della fast fashion è l’unica strada possibile per determinati budget (anche se molti brand di lusso si servono dei nuovi schiavi) ed è per questo che ho piacere di parlarvi dell’iniziativa Fashion Revolution. Con l’hashtag #WhoMadeMyClothes potete chiedere ai brand che indossate chi realizza i vostri vestisti, in questo modi si spera di sensibilizzare anche le aziende. È bene riflettere sui materiali che sono stati utilizzati, il livello di impatto ambientale della produzione ed ovviamente le condizioni di lavoro degli operai. Una settimana dal 24 al 30 aprile in cui prendere coscienza dei nostri consumi nella speranza che diventi una consuetudine.



Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.


Non perdere le novità, iscriviti!

RSS
Follow by Email
Facebook
Pinterest
Pinterest
Instagram