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Dance Dance Dance

Dance Dance Dance

Questo è il primo romanzo di Murakami che ho letto, ed è stato un viaggio istruttivo. Lo scrittore giapponese ha un ottimo stile, anche se a volte ho avuto come l’impressione che indugiasse troppo sulle descrizioni. A pensarci bene però questo dilungarsi rende benissimo l’idea di staticità della vita del nostro protagonista. Tutti i giorni sono uguali mentre il giornalista freelance spala la neve della cultura e nonostante una certa stabilità acquisita c’è qualcosa che manca. Parte così alla ricerca di una sua vecchia conoscenza e lungo il cammino che lo riporta al Dolphin Hotel incontrerà facce vecchie e nuove. La certezza che trovi qualcosa alla fine del viaggio non c’è ma l’importante è che non smetta mai di danzare. C’è una frase che secondo me racchiude un po’ tutto il significato del romanzo: “Il passato aumenta e il futuro diminuisce. Le possibilità si assottigliano, i rimpianti crescono”. Il tempo scorre e molto probabilmente le cose non vanno come si è deciso ed allora ci si chiude in una routine vuota e senza significato. Proprio allora citando l’uomo pecora, danzare è la tua unica possibilità, devi danzare e danzare bene. Tanto bene da lasciare tutti a bocca aperta.



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