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Zitelle. Il bello di vivere per conto proprio

Zitelle. Il bello di vivere per conto proprio

Zitelle di Kate Bolick mi ha stupito, tanto da divorarlo in due giorni. Io, come genere, lo inserirei a metà strada tra un romanzo ed un saggio, senza per questo annoiare ed essere pesante. Partendo dalla sua vita, dalla figura di sua madre la Bolick ci porta a spasso per la storia americana. Il matrimonio è davvero l’unica strada per trovare la piena approvazione sociale? Ci sono strade alternative rispettabili? Perché la donna single è ritenuta una deviazione dal normale ordine delle cose? Sembrano domande scontate di cui non ci dovremmo più preoccupare, ma non lo sono assolutamente. Fermatevi un attimo e pensate alle tante pressioni sociali che ci sono ancora su questo argomento, anche se molte sono così subdole da non riuscire a decifrarle. Kate Bolick cerca di rispondere a questi ed altri interrogativi, non solo attraverso l’analisi della sua esistenza, ma scavando nella vita di scrittrici zitelle.Ho apprezzato particolarmente le parti dedicate a queste grandi donne vissute in tempi molto distanti dai miei. Il contesto sociale, storico, economico era differente ma i pensieri, le paure, la voglia di farcela da sola sono uguali. Neith Boyce, Edna Millay, Maeve Brennan, Mary Cassat e altre sono state delle donne coraggiose. Hanno vissuto a modo loro senza sentirsi in colpa per questo. Sono state audaci, hanno amato l’arte e la vita e sopratutto sé stesse. Kate Bolick attinge da queste vite non per creare la ricetta perfetta nell’essere single bensì per ricordarci di vivere pienamente, essendo presenti a noi stesse e rincorrendo i nostri sogni (anche se differenti dalle mete sociali di massa).

Concludo riportando una poesia citata in Zitelle. Il bello di vivere per conto proprio di Mary Oliver.

GIORNO D’ESTATE

Chi ha fatto il mondo?

Chi ha fatto il cigno e l’orso bruno?

Chi ha fatto la cavalletta?

Questa cavalletta, intendo, quella che è saltata fuori

dall’erba,

che sta mangiandomi lo zucchero in mano,

che muove le mandibole avanti e indietro invece che in su e in giù

e si guarda attorno con i suoi occhi enormi e complicati.

Ora solleva le zampine chiare e si pulisce il muso, con cura.

Ora apre le ali di scatto e vola via.

Non so esattamente che cosa sia una preghiera;

so prestare attenzione, so cadere nell’erba,

inginocchiarmi nell’erba,

so starmene beatamente in ozio, so andare a zonzo nei prati,

è quel che oggi ho fatto tutto il giorno.

Dimmi, che altro avrei dovuto fare?

Non è vero che tutto muore prima o poi, fin troppo presto?

Dimmi, che cosa pensi di fare
della tua unica vita, selvaggia e preziosa?



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